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Silvana De Mari

mercoledì, 03 giugno 2009

Quello che su L'unità, sul Manifesto e su Repubblichella 2000 non leggerete mai.
Quello che Rai 3, Santoro, Gad Lerner, Berlinguer Bianca e Beppe Grillo non vi diranno mai.

Riporto e sottoscrivo un articolo di Giorgio Israel. Questo articolo parla di un giovane ebreo rapito e torturato a morte perchè era ebreo. La banda dei torturatori era interamente costituita da cittadini francesi di seconda o terza generazione, figli e nipoti di immigrati, ovviamente islamici, come di seconda generazione è l'assassino di Theo Van Gogh e gli attentatori della torri gemelle. I loro familiari li considerano degli eroi. I loro amici li considerano degli eroi. Lo sporco ebreo è stato finito versando dell'alccol sul suo corpo torturato da tre settimane, sulle sue ferite sanguinanti e dando fuoco. No, non vedrete le foto, come non avete visto le foto di Theo Van Gogh aperto in due come un panino, da un assassino considerato un eroe in ogni moschea del mondo. Non ci fanno vedere quelle foto perché altrimenti si potrebbero infiammare gli animi, cioè c'è il rischio che qualcuno cominci a comprendere la irrisolvibile barbarie di una religione creata da un mostro genocidario che a 53 anni ha sposato una bambina di 8 e ha introdotto il suo pene nella vagina regolarmente escissa.

Perchè l'islam (minuscola. non correggere) (ok non correggo) dovrebbe non acclamare l'assassinio di Theo Van Gogh aperto in due come un panino mentre era ancora vivo (la frase del panino è del suo assassino) se Maometto ha ordinato l'assassinio di chiunque osasse criticarlo?

Maometto ha sterminato le colonie ebraiche dell'Arabia: gli ebrei erano rei di essersi rifiutati di riconoscerlo come messia.

Perchè un mussulmano non dovrebbe ammazzare un ebreo, se il fondatore della sua religione lo ha fatto? Perchè non dovrebbe esserne fiero? 

L'islam era già titolare di una divisione SS nel 41 e lo sterminio degli ebrei dell'Europa non avrebbe avuto luogo se il Gran Mufti non lo avesse preteso in cambio dell'allenza dell'Islam.'

 

Ecco l'articolo:

In Francia è in corso un processo che dovrebbe avere un’eco mondiale. Semplicemente perché riguarda uno dei più atroci delitti antisemiti del dopoguerra avvenuto nel paese che per primo ha concesso l’emancipazione agli ebrei. E precisamente perché l’eco di questo processo è soffocata. Proprio per questo esso diventa uno scandalo e dovrebbe  avere ancor più risonanza.

Il 13 febbraio 2006 è stato ucciso a Parigi, dopo tre settimane di torture efferate, il ventiquattrenne ebreo francese di origine marocchina Ilan Halimi. Era stato sequestrato da una banda islamista che l’aveva scelto proprio e dichiaratamente in quanto ebreo e quindi ricco e suscettibile di dar luogo a un riscatto cospicuo. Poiché la famiglia era povera e non era in grado di offrire nulla, il giovane è stato torturato orribilmente e poi ucciso come una bestia. Per tre settimane gli abitanti dello stabile hanno fatto finta di non sentire le orribili grida del seviziato.

Il processo si sta svolgendo a porte chiuse, per non eccitare gli animi. Il capo della banda, tal Youssouf Fofana – a quanto raccontano avvocati e parenti della vittima – sfida i giudici e minaccia i giurati: «abbiamo le vostre foto e vi verremo a prendere a casa… attenti a voi». Il presidente del tribunale si è rifiutato di prendere provvedimenti. Avrebbe dovuto almeno condannarlo subito per minacce e oltraggio alla corte. Al contrario, ha vietato la diffusione delle foto del torturato, sempre per non eccitare gli animi.

In questi tempi in cui tutti esecrano il razzismo, in cui si dice dell’antisemitismo «mai più, mai più», in cui la Shoah è menzionata a proposito e sproposito, ci si attenderebbe una campagna di stampa, qualche articolo, un comunicato, una parola, un sussurro, un flebile vagito… Quantomeno ce lo aspetteremmo da personalità o istituzioni ebraiche.

 Niente.

Frattanto, c’è chi afferma che i barconi dei “migranti” – mai dire “immigranti” o “emigranti”, è roba da razzisti – sono come la famosa nave St. Louis. C’è chi paragona il Ministro Maroni a Goebbels e le leggi sull’ordine pubblico alle leggi razziali del 1938. Certo, non siamo ancora alla Shoah – si sdottrineggia – nessuno osa metterne in dubbio la sacra “unicità” ma bisogna stare attenti al contesto, alle premesse, al contorno. Contorno di patatine, avrebbe detto Petrolini… Ma no, nessuno ha perso il senso del ridicolo. Lo sappiamo che non ci sono squadracce in giro, ancora, ma quando cominciano a marciare le veline al passo dell’oca bisogna temere il peggio. Un intellettuale lamenta l’amarezza che assale chi, non essendo persona pubblica, è soffocato dallo straripare del privato delle persone pubbliche, amarezza che genera apatia sociale, premessa al degenerare tragico di un già incerto presente. Insomma, l’onda di nuove intolleranze, di nuovi razzismi ci lambisce, anzi si infrange contro di noi da ogni lato. Dobbiamo alzare le difese (stavo per dire muro: Dio ne scampi!), perché – come è stato autorevolmente pontificato – la Shoah ha segnato la nascita di un nuovo contratto sociale.

 Ilan Halimi? Ma chi se ne frega.

 

 

postato da: SilvanaDeMari alle ore 07:11
 

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Silvana De Mari

Uno dei motivi per cui la letteratura fantasy è così entusiasticamente di moda è che è una narrazione di eroi.

Diceva Bertold Brecht beata quella terra che non ha bisogno di eroi.

Una terra che non ha bisogno di eroi involve e muore, si suicida con la cocaina e i rave party.

Quindi noi abbiamo il privilegio di vivere in un’epoca straordinaria, piena di eroi e sono tutti eroi straordinari.

Vorrei parlarvi di qualcuno di loro.

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