home | prosa | forum | foto |  
 
   
>  
   
       
versione PDF
 

Stefano Silva

La bara ad L

Uno schifoso pomeriggio d’estate, Italia, ultimi mesi del millennio numero due. Faceva un cacchio di caldo e si sudava da matti. Io stavo davanti alla televisione a guardare un film di qualche decennio prima del medesimo millennio, ma il caldo era troppo. Così spensi il televisore e mi stesi a testa in giù, con le gambe sulla spalliera della poltrona e la testa sotto il tavolino. Andava un po’ meglio così, con le spalle a contatto del pavimento, che era un po’ più fresco dell’aria. Poi improvvisamente cominciai a vedere dei lumini ballarmi davanti agli occhi, cercai si rialzarmi, non ci riuscii e svenni. Quando tornai in me tutto era buio. Allungai una mano e sentii che stavo toccando del legno, a cinque-dieci centimetri dalla mia faccia. No. Una bara? Mi hanno infilato in una bara? Da vivo? Bastardi. Così iniziai ad urlare, mentre il panico spandeva la sua luce viola ed obliqua sullo schermo della mia mente. Poi suonò il campanello della porta. Una bara col citofono?
-Stronzo, la smetti di fare casino?
-No, bastardi, tiratemi fuori da qui…
-Ma vaffanculo…
Prurito ad un piede, mezzo metro sopra la testa. Una bara ad L? E Fu all’incirca in quel momento che capii la situazione e sgattaiolai fuori da sotto il tavolino del salotto, completamente intorpidito. Mi alzai in piedi e subito caddi sulla mia poltrona. Silenzio. Ancora molto caldo. Cazzo. Tastai con la mano il tavolino, trovai le sigarette e l’accendino. Mi accesi una sigaretta e la fumai. Quindi mi alzai, mi avvicinai all’interruttore e accesi la luce. Andai allo specchio e vidi la mia faccia. Era blu. Chiusi l’occhio destro. Quindi lo riaprii e chiusi il sinistro. Tutto regolare, a parte il colore. Fu lì che decisi ad  infilarmi nella doccia.
Mezz’ora dopo la faccia era già un po’ meno blu ed io presi in mano il giornale. Nulla mi faceva sentire più inutile della stampa locale. Che triste che gli scribacchini della stampa locale mantengono la loro famiglia propinando cazzate al prossimo. Che triste pensare che il sistema ha anche i sottoinsiemi. Comunque a pagina trenta c’era l’oroscopo. E sotto la voce sagittario c’era scritto: -Giornata ideale per contattare la persona alla quale state pensando da tempo. La vostra carica di buonumore risulterà decisiva. Bando agli indugi, è ora di lanciarsi…- Eh, Eh!

-Pronto?-
-Ciao Grazia…sono Marco-
-Ah, Marco…-
-Già…-
-Bé?-
-Senti Grazia…ehm-
-…-
-Volevo chiederti…che ne diresti di andare insieme a vedere il nuovo film con Una Turbant e..-
-Guarda, Marco…lo sai che ho sempre tanti impegni e a sera sono stanca morta-
-Nemmeno il tempo per un caffè? Vedi Grazia, è da tempo che…insomma, io penso a te di continuo…e vorrei vederti-
-Marco?-
-Sì?-
-Vedi, a me di te non frega un cazzo-
-…-
Intanto io me n’ero uscito da casa e saltato in macchina mi diressi dalla donna. Arrivai con 10 minuti d’anticipo. Suonai il campanello e dopo un attimo lei aprì la porta. Era bella, coni capelli sciolti e con addosso solo una maglia blu lunga fino alle ginocchia.
-Ciao, sei già qui?-
-No, perché? Ti sembra che io sia già qui?-
-Dai entra…-
Così entrai e intanto che lei chiudeva la porta io le appoggiai entrambe le mani sulle chiappe.
-Ma dai…non mi hai ancora salutato e già mi tocchi il culo…stronzo-
E si divincolò. Poi disse:
-Senti, vado un attimo a farmi una doccia…tu non t’azzardare a spiarmi-
-Lo sai che ti spierò…-
-Ecco, allora io mi chiudo dentro a chiave…tu intanto fai come se fossi a casa tua-
E detto questo sparì su per le scale. Io tesi l’orecchio e sentii la chiave che girava nella serratura. Decisamente si era chiusa a chiave. Detto fatto. Allora io feci come se fossi a casa mia, ossia presi una birra gelata dal frigo, mi sedetti sul sofà e rollai una spinellone gigante, pensando che però io, a casa mia, guardo nella doccia quando mi pare e piace. Mah…
Dieci minuti dopo lei tornò, guardò il risultato della mia operazione e si rabbuiò un po’.
-E dai con quella roba!-
-Ho avuto una giornata pesante, baby-
-Immagino…dì ma lo sai che Marco ha telefonato a Grazia per uscire-
-Sì?-
-Sì, mi ha telefonato lei due ore fa…-
-Sì?-
-Ah, che sfigato che è Marco…-
E mentre io accendevo lo stroppino lei mi spiegava di Grazia, che Marco gli faceva schifo, che Marco qui, Marco là, Grazia così, Grazia stava con un vecchio pieno di soldi…finché cominciai inevitabilmente a pensare ai cazzi miei.
Quando mi ripresi per passarle il tubeless vidi che lei mi stava fissando.
-Bé?- le dissi.
-Tu non mi stavi ascoltando!-
-Ma…come No. Cazzo dici?-
-Ripeti quello che ho detto!-
-Mah, stavi parlando di Grazia e Marco…-
-E poi?-
-Grazia sta col vecchio coi soldi e Marco l’ ha preso in quel posto-
-E poi?-
-E poi, che ne dici di farti due tirate? Sennò si spegne-
-TU NON MI STAVI ASCOLTANDO!-
-Ma sì, dai…prendi questo gioiellino…-
-Ha fatto bene Grazia a non uscire con Marco! Perché Marco è come te!-
-Mmm…credo gli piacerebbe esserlo, ma è un ragazzo troppo bravo…-
-Stronzo! Non mi stavi ascoltando!-
-…perché vedi Grazia è una gran troia. Lei vuole essere sbattuta di brutto, soprattutto dietro, e Marco invece…-
-E tu che ne sai?-
-Bè, lo so e basta…ma ora prendi lo spinellone, fatti due tiri, rilassati e poi ne riparliamo con calma.Che ne dici? Oggi per me è stata una giornata pesante, te l’ ho detto. Pensa che mi hanno quasi sepolto vivo…-
-Esci subito di qui brutto stronzo, bastardo, maschilista…pure le mie amiche ti scopi-
-Ma non è vero…-
-Figlio di puttana-
Dieci secondi dopo ero già sulla soglia, due secondi più tardi ancora mi sbatté la porta in faccia.
Ecco fatto. Sbattuto fuori. Mi guardai intorno ed il cortile di casa mi sembrò più squallido del solito. Il caldo era ancora asfissiante e diecimila metri sopra la mia testa, un aereo stava dividendo il cielo in due con il fumo delle sue marmitte a reazione. Stetti a guardare l’aereo un momento, e mi sembrò che di lassù qualcuno mi facesse vedere il dito medio. Allora feci per andarmene, ma poi mi ricordai di una cosa…suonai il campanello.
-Cosa vuoi ancora? STRONZO!-
-Senti…potresti aprire un momento?-
-No!-
-E dai…-
Passarono due minuti buoni, poi la porta si aprì e lei apparve.
-Dai, fammi entrare…-
-Perché dovrei?-
Io la guardai un istante.
-Credo di aver lasciato il tubo nel posacenere in cucina. Siccome ho visto che a te non interessa…-
Mi sbatté di nuovo la porta in faccia. Io mi appiattii sul muro, a lato dello stipite della
porta. In casa ci fu un gran trambusto, poi la porta si riaprì per un istante ed il posacenere volò quasi nel centro perfetto del cortile. Dalla casa mi giunse un bel:
-Drogato di merda!-
Io mi avvicinai ai resti del posacenere, recuperai quel che dovevo e dissi:
-Addio baby-
Salii in auto, accesi la radio e riaccesi il tubeless. Non mi restava che tornare a casa. Forse potevo ritentare il numero della bara…sì, era proprio il caso.  Ah, se per caso vi viene in mente di provarlo anche voi, lasciate perdere. O, al limite, lasciate accesa la televisione o la luce. Conviene.